L’eta’ del ferro di Marcello Corrà : l’evoluzione germinante della scultura.

Se consideriamo la scansione cronologica dell’evoluzione storica umana nella preistoria,troviamo che, a segnarne le varie tappe,o meglio età, sono stati scelti i metalli che via via ne hanno marcato lo sviluppo e il progredire tecnologico. L’età della pietra ne rappresenta l’epoca iniziale,l’età del ferro quella finale. Proprio la tappa che chiude la più antica fase della storia umana,e ne apre una nuova,è stata scelta da Marcello Corrà per intitolare questa sua ultima mostra personale. L’età del ferro costituisce, infatti, una scelta dal significato molteplice all’interno della ricerca di questo giovane artista. Vuole innanzitutto porre l’accento sul materiale che è diventato l’indiscusso protagonista delle sue opere: dal 2003 il ferro è stato introdotto in via esclusiva nella realizzazione delle sue sculture. Sottolinearne poi l’età vuol dire evidenziare un percorso che col tempo è mutato e cambiato,che si è accresciuto  ed invigorito,che si è rinnovato in una progressiva ,e per lui sempre più empatica, ricerca.
La scultura è il suo modo espressivo, il linguaggio che più d’ogni altro traduce il suo sentire artistico. Corrà ribadisce continuamente, col suo instancabile lavoro, un concetto da pochi altri artisti tenacemente difeso: la scultura non è affatto un linguaggio morto. Anzi pur nell’epoca della digitalizzazione dell’arte in ogni sua forma, della contemporaneità artistica high-tech, la scultura frutto di un lavoro che plasma manualmente le forme e costringe l’artista a domare la materia che forgia conoscendone i segreti più reconditi, è più che mai viva e capace ancora di dire e darsi. Anche se saldamente ancorata nella tradizione più lontana della storia del pensiero artistico dell’uomo,o praticata da grandi maestri, è ancora espressione artistica attuabile da nuove generazioni di artisti,senza essere dimenticata per operazioni apparentemente più semplici e dal successo ( da verificare! ) più immediato. Sono proprio le ultimissime opere del giovane Corrà a mostrare questa energia così attiva: il suo lavoro è cresciuto e stà ora cambiando in qualcosa di nuovo. I frammenti prima accostati e giustapposti ora si plasmano fondendosi reciprocamente in un unico insieme che sembra voler quasi prendere vita.L’idea energica,la manualità operosa ed impegnata dell’artista,si riversano saldandosi,come lamine di ferro,al corpo della scultura: la felice risoluzione del suo lavoro si traduce in materia vivente che,trovata la sua forma,vuole ora crescere ed evolvere ancor di più.Quella che si è definita più volte come energia -ideativa,vitale,operativa o passionale- nella scultura di Marcello Corrà,viene rilanciata ora come movimento. Uno spiccato senso del movimento che snoda le forme del ferro,ammorbidendole e slanciandole in torsioni pulsanti,anelanti allo spazio che hanno desiderio di conquistare ed invadere. Se La scala ridotta potrebbe comprimerle in confini impropri  rispetto al loro spasmodico contorcersi ,la ristrettezza della forma è l’ennesimo confine che può – o meglio deve – essere superato: lo slancio messo in atto da queste sculture le trasfigura i maquette di qualcosa che auspica ad una dimensione maggiore. La scultura si vuole concedere muovendosi verso un monumentalità sicuramente ancor più incisiva,allargando i suoi confini all’ambiente-spazio in una veste più imponente.L’età del ferro non è la chiusura di un periodo,non è più l’età che segna la fine ma quella che dà un nuovo inizio: un nuovo punto di partenza di un dinamico processo evolutivo di cui queste sculture sono il germoglio vitale.Marcello Corrà pratica un lavoro complesso che,si è evidenziato, è ormai difficilmente esercitabile e riscontrabile nel contemporaneo,ma il suo essere scultore supera cliché stereotipati e prosegue con lucida razionalità nella strada del suo evolvere. Ora inizia una storia nuova da raccontare: quel seme piantato tempo addietro,sta ora germinando in tutto il suo desideroso pulsare vitale. Germinato dalla e nella materia del ferro, vi ha attecchito. E con la cura di un lavoro perseguito con grande dedizione,sta ora crescendo. L’età del ferro non è conclusa: l’opera di Marcello Corrà è ancora, solo, all’inizio.

 Matteo Galbiati.